C'è un vuoto inquietante nei nostri salotti. Un silenzio dove un tempo risuonavano risate genuine, spontanee, liberatorie. Non parliamo di nostalgia sterile, ma di un'assenza che pesa come un macigno sulla nostra capacità di vivere serenamente.
Per anni ci hanno ripetuto che programmi come il Bagaglino, Drive In, Casa Vianello rappresentassero il peggio della televisione italiana. "Intrattenimento di bassa lega", "cultura popolare deteriore", "veicolo di ignoranza". Questa narrazione, costruita con pazienza certosina da chi si è autoproclamato custode del "buon gusto", ha finito per convincerci che ridere fosse quasi sconveniente.
Ma ridere di cosa, esattamente? Di sketch ironici sulla quotidianità? Di gag che prendevano in giro tutti, nessuno escluso, in un'epoca in cui l'autoironia era ancora considerata una virtù? Di attori che ci facevano compagnia nelle serate, senza pretese di educarci o indottrinarci?
Guardiamoci intorno oggi. Cosa ha sostituito quelle "orribili" trasmissioni d'intrattenimento? Edizioni straordinarie in loop, breaking news su eventi che potrebbero benissimo attendere, talk show dove si urla invece di dialogare, approfondimenti ansiogeni che trasformano ogni questione in apocalisse imminente.
La domanda sorge spontanea: stiamo davvero meglio? Siamo più informati o semplicemente più spaventati? Più consapevoli o più paralizzati dall'ansia?
La verità è scomoda ma cristallina: "la paura è uno strumento di controllo infinitamente più efficace della risata".
Una popolazione che ride è una popolazione libera, capace di mettere in prospettiva i problemi, di relativizzare, di non prendersi troppo sul serio. Una popolazione impaurita, invece, è disposta ad accettare qualsiasi misura "per il proprio bene", a rinunciare a libertà in cambio di protezione, a delegare ogni decisione a chi promette sicurezza.
Oggi viviamo in un'epoca di straordinaria contraddizione. Da un lato ci viene detto che dobbiamo abbracciare ogni forma di espressione, dall'altro ci sono liste sempre più lunghe di cose che non possiamo dire, ridere, rappresentare.
La censura non arriva più da autorità religiose o politiche evidenti, ma da un nuovo moralismo diffuso che si maschera da "sensibilità".
Le battute che facevano ridere milioni di italiani sono diventate "offensive". I personaggi macchiettistici che ci accompagnavano sono ora "stereotipi dannosi". La satira è stata sostituita dal politicamente corretto, e la leggerezza dall'ansia di non offendere mai nessuno.
Ma chi decide cosa è offensivo? Chi stabilisce i confini del dicibile? E soprattutto: a chi giova questa cultura della perpetua indignazione?
Stiamo assistendo alla Distruzione del Tessuto Culturale!
Sotto la bandiera dell'inclusione e del progresso, assistiamo a un tentativo sistematico di cancellare non solo programmi televisivi, ma un intero modo di vivere e relazionarsi. Le tradizioni popolari vengono ridicolizzate come "retaggio del passato". Le feste che celebravamo da generazioni diventano "problematiche". La lingua stessa viene smembrata e ricostruita secondo nuove regole che cambiano di settimana in settimana.
Non si tratta di opporsi a una società più giusta o rispettosa. Si tratta di riconoscere che dietro certe rivendicazioni si nasconde un progetto più ampio: sostituire un'identità culturale radicata con un vuoto riempibile a piacimento da chi detiene il potere narrativo.
Quando ci convincono che la nostra storia è vergognosa, che le nostre tradizioni sono oppressive, che persino le nostre risate erano sbagliate, ci privano di radici. E un popolo senza radici è un popolo manipolabile, perché non ha più riferimenti stabili a cui aggrapparsi.
Dobbiamo riappropiarvi del Potere Terapeutico della Risata!
La scienza lo conferma da decenni: ridere fa bene. Abbassa il cortisolo (l'ormone dello stress), rafforza il sistema immunitario, crea legami sociali, migliora l'umore. La risata è un antidoto naturale all'ansia e alla depressione.
Eppure viviamo nell'epoca con i più alti tassi di disturbi d'ansia e depressione mai registrati. Coincidenza? O forse esiste una correlazione tra l'eliminazione di spazi di leggerezza genuina e l'epidemia di malessere mentale che attraversa le società occidentali?
Quando sostituiamo l'intrattenimento spensierato con un bombardamento continuo di notizie allarmanti, cronaca nera, dibattiti polarizzanti, non stiamo "elevando" la cultura. Stiamo creando una popolazione cronicamente stressata, costantemente in allerta, incapace di distaccarsi dai problemi per ritrovare equilibrio.
Chi Ci Guadagna?
Questa è la domanda cruciale che dovremmo porci: cui prodest? A chi giova questa trasformazione?
Una popolazione spaventata è una popolazione che:
- Consuma ossessivamente notizie (e quindi pubblicità)
- Non ha energie per organizzarsi e opporsi
- Accetta restrizioni che in tempi normali rifiuterebbe
- Si divide su questioni secondarie invece di unirsi su quelle fondamentali
Una popolazione che ride, invece:
- È resiliente di fronte alle difficoltà
- Mantiene spirito critico e capacità di mettere in prospettiva
- Costruisce comunità basate su condivisione e non su paura
- È più difficile da controllare
I nostri "governanti", e qui non parliamo solo di politici, ma di chiunque detenga potere narrativo: media, piattaforme, opinion leader, lo sanno perfettamente. La gestione delle emozioni collettive non è casuale, è strategica.
Urge Riprendersi la Libertà di Ridere!
Non si tratta di tornare indietro o di rimpiangere acriticamente il passato. Si tratta di riconoscere che ci è stato sottratto qualcosa di prezioso e che abbiamo il diritto di riappropriarcene.
Riappropriarci del diritto di ridere senza sensi di colpa. Di goderci intrattenimento leggero senza doverlo giustificare. Di non essere costantemente esposti a contenuti ansiogeni. Di proteggere spazi di serenità nella nostra vita quotidiana.
Questo non significa ignorare i problemi reali o diventare superficiali. Significa riconoscere che una vita equilibrata ha bisogno di leggerezza quanto di profondità, di risate quanto di riflessione, di distacco quanto di impegno.
In Conclusione: riprendiamoci la Sovranità Emotiva!
"La paura rende schiavi, una risata rende sovrani."
Non è uno slogan, è una verità che attraversa la storia umana. I regimi totalitari hanno sempre odiato i comici, i cabarettisti, chi faceva ridere il popolo. Perché? Perché la risata è sovversiva. Demistifica il potere, relativizza le minacce, crea solidarietà.
Ci hanno convinto che ridere di certe cose fosse sbagliato, mentre riempirci di paura e indignazione fosse giusto. È tempo di capire che è esattamente il contrario.
Riconquistare la capacità di ridere, sinceramente, liberamente, senza l'incubo della censura, è un atto di resistenza. È riprendersi uno spazio di sovranità personale in un mondo che vuole renderci consumatori passivi di narrazioni preconfezionate.
Le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra storia non sono perfette. Ma sono nostre. E meritano di essere preservate, celebrate, anche rivisitate criticamente, ma non cancellate in nome di un'ideologia che promette inclusione mentre pratica esclusione di tutto ciò che non si allinea.
La prossima volta che qualcuno vi dice che non potete ridere di qualcosa, chiedetevi: chi mi sta togliendo questa libertà? E perché?
Potrebbe essere l'inizio di una consapevolezza più profonda.
"PERCHÉ UN POPOLO CHE RIDE INSIEME È UN POPOLO CHE RESISTE. E QUESTA, FORSE, È LA COSA CHE TEMONO DI PIÙ!"
BUON NATALE A TUTTI E FELICE ANNO NUOVO...
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